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Informatica
Informatica Disciplina che studia
la progettazione, la
programmazione e l'applicazione del computer
all'elaborazione e al trasferimento delle informazioni; i
risultati ottenuti dall'informatica si applicano in tutti i
settori della vita quotidiana, dalla ricerca scientifica agli
studi economici e finanziari, all'automazione dei processi
produttivi industriali. Fanno parte dell'informatica diversi
campi specialistici di indagine, quale quello sull'intelligenza
artificiale, la robotica, la domotica, la burotica.
L'informatica basa i suoi studi e risultati su numerose altre
discipline: l'ingegneria elettronica, la teoria
dell'informazione e dei linguaggi, la matematica e la logica.
Le origini dell'informatica possono essere fatte
risalire alla progettazione delle prime macchine in grado di
effettuare operazioni matematiche (il calcolatore di Pascal nel
XVII secolo, la macchina differenziale di Babbage nel XIX
secolo), ma solo a partire dal 1930 circa l'informatica diventa
una disciplina scientifica a sé stante. Nella seconda metà degli
anni Quaranta, gli studi e le esperienze di Turing in
Inghilterra e di Atanasoff negli Stati Uniti portarono alla
costruzione delle prime macchine elettroniche capaci di
elaborare informazioni e algoritmi complessi. Queste macchine
erano molto ingombranti (occupavano intere stanze) e
utilizzavano migliaia di valvole: venivano programmate in
linguaggio macchina, da operatori che manualmente, azionando
determinati interruttori esterni, modificavano le connessioni
fra i circuiti. Solo verso la fine degli anni Cinquanta il
lavoro di programmazione
veniva semplicato, con l'introduzione delle schede perforate.
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EVOLUZIONE
DELL'HARDWARE |
L'introduzione dei transistor, nella seconda metà
degli anni Cinquanta, e successivamente quella dei circuiti
integrati, nella seconda metà degli anni Sessanta, trasformarono
gradualmente l'elaboratore elettronico in uno strumento di
dimensioni più ridotte, affidabile, che di conseguenza iniziò a
essere disponibile sul mercato. I primi computer erano macchine
costose, che potevano venire acquistate solo da agenzie
governative, grossi centri di ricerca e università; in seguito,
l'abbassamento dei prezzi e la differenziazione di dimensioni e
prestazioni delle macchine allargò l'utenza anche a società
private. Con l'introduzione dei microprocessori (capaci di
elaborare le informazioni a gruppi di 8, 16 e 32 bit), a partire
dalla seconda metà degli anni Settanta, nacquero i microcomputer,
o personal computer, che resero l'elaboratore elettronico
accessibile alla grande utenza, sia dal punto di vista del
prezzo che dell'ingombro. Anche l'interfaccia con l'utente subì
notevoli semplificazioni: alle schede perforate si affiancarono
i terminali video (con maggiore controllo sulla macchina), le
unità nastro (con la possibilità di archiviare ingenti quantità
di dati) e più recentemente i modem (per collegare fra loro i
computer attraverso le normali linee telefoniche). Negli anni
Ottanta si avviò uno sviluppo di microprocessori di potenza
crescente (Z 80 di Zilog, da 8088 fino a P6 di Intel, 680xx di
Motorola, microprocessori a tecnologia RISC, Alpha di Digital)
che continuò negli anni seguenti con rapidità incalzante, spinto
dall'espansione del mercato. I progettisti di sistemi
informatici si dovettero però preoccupare non solo di creare
microprocessori più potenti, ma soprattutto, per soddisfare le
esigenze del mercato, di semplificare l'utilizzo dei
microcomputer. Nei laboratori di Palo Alto della Xerox si
cominciarono a studiare nuove interfacce utente: nacquero la
presentazione delle istruzioni in forma di "finestra"
(utilizzata poi nei sistemi come Apple MacOs, Microsoft Windows,
OSF-Motif, X-Window) e sistemi di puntamento innovativi (mouse,
touch screen, joystick, penne ottiche).
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EVOLUZIONE DEL
SOFTWARE |
All'evoluzione dell'architettura interna
dell'elaboratore si sono naturalmente accompagnati lo sviluppo
del software necessario a far funzionare le macchine (sistemi
operativi), dei programmi (applicazioni) che su tali macchine
possono essere utilizzati e dei linguaggi in cui i programmi
sono scritti.
I primi sistemi operativi facevano uso di modalità
batch (sistemi di elaborazione sequenziale) di esecuzione dei
programmi, attualmente ancora utilizzata solo nei centri di
calcolo per l'elaborazione di programmi molto lunghi, dotati di
funzioni e calcoli laboriosi; più comunemente oggi
l'elaborazione avviene in modo interattivo, ovvero con una
risposta immediata della macchina alle richieste dell'utente.
I primi linguaggi di programmazione
di alto livello, sviluppati a partire dalla metà degli anni
Cinquanta, furono il FORTRAN, orientato alle applicazioni
scientifiche, e il COBOL, orientato alle applicazioni di
carattere commerciale. Intorno agli anni Sessanta gli studi
sull'intelligenza artificiale portarono allo sviluppo di
linguaggi funzionali, costituiti essenzialmente da un sistema di
definizioni di funzioni e dalle loro chiamate. Il più famoso di
questi linguaggi è il LISP, ebbe poca fortuna inizialmente,
riuscendo ad affermarsi solo a partire dalla fine degli anni
Settanta, soprattutto in settori dove non era applicabile
l'analisi numerica, ma si rendeva necessaria una
programmazione in
termini di simboli e strutture.
Le varietà degli utenti dei sistemi informatici ha
accresciuto la differenziazione fra i sistemi operativi e i
linguaggi di
programmazione dei computer per l'utenza scientifica
(macchine molto potenti, progettate per eseguire calcoli
numerici) e di quelli per il vasto pubblico (macchine pensate
prevalentemente per la stesura di testi, meno potenti, ma con
maggiore facilità di utilizzo e migliori interfacce per
l'utente). La necessità di poter rendere disponibile uno stesso
computer a più utenti (multiutenza), in centri di ricerca,
università e aziende, condusse allo sviluppo di sistemi
operativi multiutente come Unix.
Per quello che riguarda i piccoli elaboratori,
l'esigenza di unificare l'offerta sul mercato si tradusse nella
progettazione di sistemi operativi più flessibili come, ad
esempio, il System-360 dell'IBM, che permetteva di utilizzare il
medesimo software su computer diversi, per prestazioni e prezzo.
La proliferazione degli utilizzi dei computer
condusse i programmatori a richiedere e sviluppare linguaggi più
potenti e versatili: nacquero così linguaggi come il C (dalle
necessità degli sviluppatori di Unix), il Pascal (linguaggio
creato per scopi didattici), Ada (su direttive del Dipartimento
della Difesa); intanto il bisogno di scambiare dati e programmi
in maniera affidabile fra i vari utilizzatori della tecnologia
spingeva gli operatori verso lo sviluppo di una rete di
trasmissione delle informazioni facilmente accessibile da
qualsiasi parte del mondo. In particolare si deve alla richiesta
del Dipartimento della Difesa statunitense di progettare un
sistema di trasmissione di dati abbastanza robusto da
"sopravvivere" a un conflitto mondiale lo sviluppo, nella prima
metà degli anni Settanta, dei protocolli TCP-IP, su cui è basato
Internet.
La comparsa di computer più potenti fornì un
notevole impulso agli studi di informatica in quanto,
allargandosi l'utenza e l'utilizzo, si presentava la necessità
di risolvere nuovi problemi sia di elettronica che di
linguaggio.
Negli anni Ottanta nascono linguaggi di
programmazione da
utilizzare su macchine speciali, come il C++, un'estensione del
C orientata agli oggetti, per la
programmazione di
calcolatori paralleli, o il Prolog, progettato per
l'intelligenza artificiale; vengono intanto sviluppati linguaggi
orientati a compiti particolari e ben specifici: Postscript
Adobe (per la gestione delle comunicazione con sistemi di stampa
e visualizzazione), SQL (per l'interrogazione di database
client-server), Tcl/Tk (per la realizzazione di interfacce
utente), HTML (per la realizzazione di pagine Web), Mathematica
(allo stesso tempo linguaggio di
programmazione e
software per la gestione di problemi matematici).
Lo sviluppo del mercato dei personal computer e la
crescita delle loro capacità di prestazione hanno via via
ridotto le differenze fra i microcomputer e i sistemi
professionali (workstation). Si è verificata una convergenza
delle due linee di prodotti, sia in termini di hardware che di
software: sistemi operativi pensati per macchine "universitarie"
(come Unix) vengono portati sui personal (per diventare Linux) e
contemporaneamente sistemi monoutente (MS-DOS) evolvono verso la
multiutenza e la condivisione di risorse (Microsoft Windows).
Gli sviluppi dell'informatica negli anni Novanta
sono principalmente dovuti al progressivo affermarsi della rete
mondiale Internet e alla richiesta di sempre più numerosi
servizi attraverso di essa: si sono così diffusi linguaggi
pensati espressamente per la rete, come Java (orientato agli
oggetti, per la condivisione di codice eseguibile e servizi
client-server), e vari programmi per la navigazione (Netscape
Navigator, Microsoft Internet Explorer). La crescente potenza
dei microprocessori permette oggi di gestire attraverso il
computer, oltre al testo e alle immagini fisse, anche suoni e
immagini in movimento; è possibile ottenere in un unico
documento diversi tipi di informazione, realizzando quel tipo di
comunicazione noto come multimedialità. Oggi l'informatica
costituisce, nei paesi maggiormente industrializzati, un tipo di
infrastruttura dalla quale è impossibile prescindere per
svolgere la maggior parte delle attività lavorative, dalle più
comuni alle più sofisticate; sta diventando una tecnologia
fondamentale per migliorare diversi servizi pubblici, dalla
sanità ai trasporti, e sta entrando di prepotenza nelle
abitazioni, attraverso il controllo elettonico e
l'automatizzazione di quasi tutti gli apparecchi utilizzati
quotidianamente.
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